domenica 7 marzo 2010

RECENSIONE di Marco Iacona (Linea 06/03/2010)

Al termine di questo volume uscito da pochi mesi per Solfanelli, dedicato ad alcune biografie di “Fascisti eretici” (questo è il titolo), Francesco Grisi docente, artista e scrittore scomparso più di dieci anni fa a settant’anni, confessa uno dei peccati capitali dell’intellettuale – probabilmente d’ogni tempo – e lo fa col suo stile apparentemente veloce, colto e discorsivo a un tempo che impegna il lettore a selezionare immagini nascoste nei periodi brevi ma ricchi. «Il conformismo è un male oscuro degli intellettuali» scrive, sapendo con ciò di non far torto a nessuno degli eretici” che compaiono all’interno delle 160 pagine del suo libro.
Perché? perché l’eresia è avversa al pentitismo (di cui il conformismo è anticamera), come la musica lo è al silenzio o la montagna alla pianura. Perché i fascisti eretici issarono i vessilli di un super-fascismo che molto di rado sarebbe tornato “indietro”. «Le eresie volevano più fascismo», scrive Grisi, «più rivoluzione, più cambiamenti, più passione»; e perché scopo delle venticinque biografie compilate dall’autore è evidenziare l’importanza dei vissuti – di quelli “speciali” oltreché inimitabili – all’interno di quella grande avventura che fu la storia del fascismo e del suo capo indiscusso Benito Mussolini. Che è sempre protagonista, fino alla fine, e non solo delle poche pagine che l’autore dedica a lui quasi in conclusione.
Scorrendo i nomi in ordine alfabetico da Filippo Anfuso a Luigi Volpicelli (con due appendici Mussolini e Augusto del Noce), ci si accorge di due particolari. Una grossa fetta della storia d’Italia è passata dalle biografie di Grisi, e (seconda nota), codeste vite si intrecciano ripetutamente richiamandosi a vicenda, l’una all’altra, come si trattasse di nodi fondamentali delle vicende intellettuali italiane. Perfino un uomo come Julius Evola (che alcuni studiosi definiscono ancora un “isolato”), ebbe per esempio, negli anni Venti, un rapporto epistolare con pedine fondamentali del regime come per esempio Giovanni Gentile – ed essendosi formato nei primi anni del Novecento si considerò per certi versi “allevo” di Papini e per forza di cose di Marinetti, anche se alla lontana. Cominciamo tuttavia dal “numero uno”, dal duce allora, che fu scrittore di non poca importanza (efficacissimo giornalista), dotato com’era di uno stile molto personale sempre alla ricerca dell’aggettivo giusto, per raccontarla tutta e fino in fondo.
Il duce con le eresie ci andava a nozze (da socialista a interventista a fascista, tutto in poche mosse); è difficile capire però se il capo dei capi amasse anche la libertà – ai limiti della mossa infedele – di chi gli sedette a fianco per anni, come per esempio quella di Giuseppe Bottai un uomo al centro di discussioni e descrizioni sempre nuove. «Le definizioni che sono state date di questo uomo operoso e impegnato sono molte», scrive Grisi. «Tutte (con varianti diverse) convergono [tuttavia] sul fatto che Bottai rappresenta una linea critica nel Fascismo, una coscienza morale che non si ferma nelle formule, una intelligenza che mira a collegare attraverso la cultura il paese reale con il paese legale».
«Giuseppe Bottai è il fascista che crede nella libertà e che, in modo attento la esercita con il consenso di Benito Mussolini e di buona parte degli intellettuali e della stampa del tempo». È un gerarca che con la cultura ci va a nozze; ci crede a tal punto da farsene attento organizzatore con le riviste “Critica fascista” e “Primato”, due quindicinali sufficientemente noti – a fascisti e antifascisti e soprattutto il secondo – per ragioni che una manciata d’anni fa Mirella Serri spiegò in 370 pagine. “Critica” esce per un ventennio (1923-1943) e fra l’altro si fa portavoce del dibattito sul corporativismo con discorsi annessi e connessi… “Primato” invece esce per soli tre anni fino al ’43, ed è il “rifugio” degli antifascisti di chiara fama. Per la cultura italiana vista nel suo complesso è un periodico che funge da «luogo di transizione», un ponte gettato fra due periodi diversi per non dire, di fatto, “opposti”.
A Bottai fu vicino fra i molti anche Leo Longanesi, altro eretico e altro inafferrabile “figuro”, geniale tanto nella prima quanto nella seconda parte del secolo breve. Nel ’26 fonda “L’Italiano”, nel ’42 “Omnibus” (primo rotocalco italiano) e nel ’50 “Il Borghese”. E potrebbe bastare così. Buona parte dello stile del giornalismo attuale e non solo di “destra” (inflessibile ed elitario) è di derivazione longanesiana. Montanelli, per dirne uno, è il suo più illustre e “fedele” allievo. Per Grisi Longanesi è «la moralità dell’anarchia che si collega alla libertà». Non è nato vincente ma non è neanche un perdente. «Longanesi appartiene alla schiera degli spavaldi e degli ammazzasette di tutti i tempi. Uno di quei rari uomini che rimangano sempre all’opposizione in tutti i regimi. Scontento di Dio e del mondo. Pronto ad usare la spada in ogni torneo cavalcando un focoso cavallo con lo stesso ardimento dei capitani medioevali». Ma un altro che di anarchia se ne intendeva era stato Berto Ricci, ennesimo modello cui i “destri” attingono fino ai giorni nostri. «L’anarchia per lui era l’unica cultura e l’indispensabile etica per vivere oltre la cronaca…». Ricci è stato uno dei maestri “spirituali” del nostro Indro che conobbe nella Firenze di Bilenchi, Garrone, Pellizzi e degli altri. Partito volontario per la seconda guerra mondiale non vi farà ritorno svanendo nel Gebel libico, così ha scritto Enrico Nistri, «come i sogni di una generazione». Nella sua creatura “L’Universale” Ricci ebbe a scrivere: «Fondiamo questo foglio con volontà di agire sulla storia italiana. Contro la filosofia regnante, che fermamente avverseremo non ammettiamo che tutto sia “storia”: storia non è quel che passa, è quel che dura. Ripudiamo l’effimero e ce ne facciamo negatori». Fu un’autentica lezione durata tuttavia poche stagioni (1931-1935).
Altra lezione, altra biografia, quella di Giuseppe Prezzolini stavolta, il fondatore della “Voce”: la madre di tutte le riviste d’inizio secolo. Prezzolini rimase sempre con inarrivabile dignità a metà fra il rispetto e la critica anche caustica verso la politica del suo tempo. Visse da privilegiato, perché uomo di grande intelligenza. «Testimonia una stagione culturale contro le mode e il conformismo. Richiama la tradizione senza chiudersi in forme di schematismo dogmatico o nelle nostalgie. Prezzolini è un conservatore che rischia sull’avvenire», scrive Grisi. L’uomo che visse cent’anni, spiegò a tutti noi che si può vivere senza sorbirsi quello spiacevole intruglio che si chiama italianità. Da eretici insomma.

Marco Iacona

venerdì 20 novembre 2009

FASCISTI ERETICI: I personaggi presenti nel libro

Filippo ANFUSO
Italo BALBO
Nicola BOMBACCI
Giuseppe BOTTAI
Gabriele D’ANNUNZIO
Julius EVOLA
Giovanni GENTILE
Dino GRANDI
Leo LONGANESI
Mino MACCARI
Curzio MALAPARTE
Filippo Tommaso MARINETTI
Giovanni PAPINI
Luigi PIRANDELLO
Ezra POUND
Giuseppe PREZZOLINI
Berto RICCI
Margherita SARFATTI
Mario SIRONI
Ardengo SOFFICI
Ugo SPIRITO
Gioacchino VOLPE
Luigi VOLPICELLI
Benito MUSSOLINI
Augusto DEL NOCE

martedì 10 novembre 2009

Novità: FASCISTI ERETICI di Francesco Grisi

Questo è un libro che percorre frammenti del movimento fascista che, con il consenso degli italiani, governò per oltre vent'anni. Dopo oltre sessant'anni alcuni personaggi "eretici" sono ancora oggetto di studio e di sicura ricerca.
Molte altre personalità potrebbero affiancarsi a quelle trattate nel libro. Alcuni nella idea di eresia rimasero fascisti, altri divennero mussoliniani e pochi abbandonarono la barca sulla quale erano saliti da ragazzi. La questione non riguarda soltanto la coerenza nel fascismo. È più complessa.
Il volume ha sorprese e segreti. Chi lo leggerà si accorgerà che l'eresia tra le due guerre era una cosa seria: in libertà tutti scrivevano ed esprimevano il loro pensiero. Troverà motivi per intendere, senza schedature stupide, gli anni che videro un'Italia che sperava di testimoniare nella storia europea.


Francesco Grisi
FASCISTI ERETICI
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-89756-54-6]
Pagg. 160 - € 10,00

http://www.edizionisolfanelli.it/fascistieretici.htm

lunedì 24 agosto 2009

La Premessa di Francesco Grisi al suo libro: "Fascisti eretici"

Le biografie fioriscono. La ricerca sul "singolare" diventa spesso carica di curiosità insinuante. La storia si indaga nella cronaca.
Perduto il messianismo e caduta la dialettica (che sono sempre prospettive oltre la singolarità) gli esami vengono stabiliti sugli uomini. La vita viene scrutata anche nelle cassettiere nascoste, nelle private passioni e negli affetti più segreti.
Le biografie fioriscono non solamente per la caduta della prospettiva ideologica. C’è anche un clima da spettacolo che suggerisce. E lo spettacolo si muove sulla informazione. Il "come" e il "perché" sono le curiosità che provocano e che in qualche modo alimentano lo spettacolo.
In queste operazioni biografiche la preoccupazione è anche quella di intuire attraverso i documenti e i riscontri i motivi psicologici che hanno creato passioni e adesioni. Il romanziere ne narrerà il "fantastico" mentre lo storico ne seguirà la complessità nel tentativo di cogliere l’essenziale.
Molte biografie sono dedicate a personaggi che possono essere schedati nella sezione del "politico". Quelle che maggiormente incuriosiscono sono dedicate a Benito Mussolini e agli "uomini del Duce". Gli archivi si sono aperti, le famiglie consegnano i documenti e nella variegata storia del fascismo si tenta di capire.
Al centro di ogni biografia c’è sempre una serie di interrogativi. Perché fu fascista? Perché intervenne nell’azione concreta? Quali propositi avanzò anche in contrasto con gli altri? Perché fu con Mussolini? Perché morì o si salvò? Perché aderì o non aderì alla Repubblica Sociale?
Questi interrogativi spesso inconfessati sono la tela che si fila. Poi si annodano sugli avvenimenti seguiti cronologicamente: la marcia su Roma, la guerra africana, quella spagnola, la seconda mondiale e la Repubblica Sociale.
Il periodo nel quale il fascismo governò l’Italia viene così radiografato attraverso i personaggi che lo guidarono e lo sostennero in buona o in cattiva fede. E vengono alla ribalta i paurosi, gli eretici, gli accomodanti, i conformisti, i fedeli, gli eroi, i coerenti, i disperati e i generosi. Tutti però sentirono la grandezza e il fascino di Benito Mussolini. Si ha l’impressione che il fascismo sia stato possibile soltanto perché c’era "Lui" al di là del bene e del male.

F. G.

giugno 1994